FINIRA’ LA NOTTE (1999)
“Finirà La Notte” nasce dall’improbabile connubio fa Eduardo DeFilippo e Mago Merlino: l’uno come fonte di ispirazione, l’altro come interprete di un linguaggio onirico e surreale che ha sempre caratterizzato l’immaginario dell’autore.
Prende così vita un “dialogo notturno di fine millennio” dove ricordi, profezie, rimpianti e riflessioni si mescolano cercando di aprire una finestra sul futuro.
“Finirà La Notte” ha partecipato al Festival “Maggiovane 99” a San Giovanni in Marignano (Rimini).
ISMAEL, Un Viaggio (2000)
“La vita in comune, i sogni,
sogni su una nave gonfia d vele
per una corsa sul mare,
per loro, per noi,
per la loro giovinezza, per la nostra maturità,
per una riflessione profonda
su ciò che noi vorremmo essere.”
Ismaèl, un Viaggio.
Un viaggio di Ismaèl sulle rotte di Achab, un viaggio di Achab alla ricerca di se stesso.
Un viaggio dell’uomo nell’uomo.
A metà strada fra “Moby Dick” di Melville e “Oceano Mare” di Baricco, lo spettacolo, nella sua forma onirica e sospesa, suggerisce allo spettatore un viaggio interiore attraverso le pieghe recondite del proprio “io” profondo.
DIAMANTE, UNA FIABA DA CIRCO (2001)
Harpo lavora al Circo: è un po’ mago, un po’ mangiafuoco, giocoliere, a volte funambolo... o, perlomeno, così dice lui.
Con Harpo c’è Diamante, una fanciulla bella e un po’ magica.
In realtà Harpo non è capace di fare tutto quello che dice, ma Diamante lo aiuta a capire in cosa è veramente bravo: nel raccontare storie!
Nasce così una fiaba senza tempo che ci parla dell’incontro fra Diamante ed Harpo; una fiaba durante la quale Harpo conoscerà i propri limiti, le proprie paure, ma anche le proprie reali capacità.
Nel magico mondo del Circo, ma probabilmente anche in quello di antica e vagabonda gente di teatro, prende vita uno spettacolo in chiave “classica”, in cui Diamante, una Fata che forse è in tutti noi, ci porta a scoprire assieme ad Harpo le nostre qualità nascoste (ma autentiche), tanto spesso migliori di quelle che amiamo costruirci.
SIBILLA E IL CUSTODE DEI SOGNI (2002 - Ripresa 2010)
“...I sogni sono come delle sorprese...” - Simone, 6 anni
“Albus, di che cosa sono fatti i sogni?” “...Ma quando io mi sveglio tu dove vai?” “Non credevo che nei sogni si potesse sentire il sapore delle cose...” “I sogni finiscono solo perché noi ci risvegliamo?” “E’ vero che per sognare bisogna essere coraggiosi? “
Questi ed altri sono gli interrogativi posti dall’incredibile Mondo esplorato da Sibilla, una simpatica fanciulla, “sognatrice” a tutti gli effetti: in una magica notte si troverà a vivere un sogno (senza capire se “sognando” o se “per davvero”), e qui conoscerà Albus, un buffo e improbabile “Custode dei Sogni”.
Sibilla si troverà così condotta attraverso l’affascinante universo dei sogni, che spesso sono lo specchio delle nostre aspirazioni, timori, desideri. Un universo che, simile a un magico labirinto in cui le situazioni si fondono una nell’altra, la condurrà verso l’uscita: il risveglio al sorgere del sole, quando avrà ritrovato tutti i suoi sogni, che, a volte, vengono perduti.
Le rimarrà, naturalmente, una grande voglia di condurre, assieme ad Albus, una nuova, appassionante, esplorazione.
La sorprendente e mutevole ambientazione scenica diviene la cornice ideale per uno spettacolo “classico”, nato da esperienze di Laboratorio, nel quale attraverso l’irrazionalità tipica dei sogni, dove niente è come sembra, i bambini potranno accorgersi di come, comunque, sia bello sognare (fosse anche ad occhi aperti) per non perdere mai il contatto col mondo magico della fantasia.
Un mondo nel quale a tutti noi farebbe bene rifugiarsi ogni tanto, per concedere alla nostra mente, irrimediabilmente rivolta alla razionalità, un tonificante “respiro onirico”.
ARKHE’ - Fiaba di Aria e di Acqua, di Fuoco e di Terra (2003)
L’acqua ci serve: la beviamo.
Sì, ma lo sapevi che anche noi siamo fatti un po’ di acqua?
E poi l’acqua può diventare neve, o ghiaccio, oppure una specie di fumo che si chiama
vapore.
E l’acqua, nel mare, forma le onde; forma le onde perché il vento la muove.
Di che cosa è fatto il vento? Di aria, come quella che respiriamo.
Poi c’è la terra: sulla terra si cammina, si gioca, e nella terra crescono gli alberi.
Ma sotto la terra vive una piccola grande magia: il fuoco, che può scaldarci se il vento è
troppo freddo.
L’acqua, l’aria, la terra e il fuoco sono cose che ci servono per vivere.
Sì, sono come tutta la nostra vita.
Ma Arkhè è un nome un po’ difficile.
Nessuna fata ha un nome facile.
Perso in una terra a lui sconosciuta, il protagonista dello spettacolo incontra una creatura leggera, probabilmente una Fata, che lo condurrà alla scoperta degli elementi che compongono questo “mondo ignoto”; ma acqua, aria, terra e fuoco diverranno per lui parte di un’antica memoria.
Questo personaggio tanto simile ad ognuno di noi ritroverà così la terra in cui viviamo, ma grazie alla guida della Fata saprà guardare ad essa con una “vista nuova”, rispettandola sempre di più; assieme a questo “mondo” nascerà la consapevolezza di aver trovato anche qualcos’altro: forse una “strada”, forse una risposta a grandi domande.
All’interno di una suggestiva ambientazione scenica, assieme alla musica, al canto, al ”suono”, “Arkhè - Fiaba di Acqua e di aria, di Fuoco e di Terra” diviene uno spettacolo sulla vita stessa, che attraverso la semplicità leggera della fiaba conduce i bambini alla scoperta degli elementi naturali; il linguaggio immediato e non esclusivamente verbale, dedicato agli spettatori più piccoli, non mancherà di affascinare, proprio perché esplicito e diretto, gli alunni di età maggiore, ma forse anche i “grandi” che potranno vedere l’uomo ritrovare se stesso attraverso un rinnovato rapporto con la natura.
E, dopotutto, “l’uomo” è ognuno di noi.
“Arkhè” ha vinto il premio “Otello Sarzi - Nuove Figure del Teatro” alla 14^ edizione del Festival Internazionale di Teatro per Ragazzi “I Teatri del Mondo”, Porto Sant’Elpidio (Ap) - 19 Luglio 2003
con la seguente motivazione:
“Per la forte carica e caratteristica innovativa, per la ricerca di nuovi moduli espressivi, per l’originale impianto scenografico e per aver tentato una strada di grande originalità e forte potenzialità comunicativa.”
Il Presidente della Giuria, Marco Renzi
VOCE DI BOSCO (2004 - Ripresa 2011)
Una Voce fatta di tante voci.
Voce di alberi, voce di animali, voce di creature magiche nascoste.
Il Bosco è la culla degli Esseri Fatati, intima immensità dove luce e ombra regnano contemporaneamente, dove nella pace vegetale si diffonde il suono di voci silenziose e perenni che parlano ai nuovi germogli.
E’ nel Cuore del Bosco, segnato nel più profondo da leggende senza tempo, che cresce l’Albero Originale, dove i secolari guardiani Silvani, prudentemente nascosti, curano piante ed animali, dove si conserva il Ramoscello D’Oro Della Vita.
Nel Cuore del Bosco un uccellino perso e ferito troverà rifugio e incontrerà un Magico Folletto Silvano che, coerente alla propria missione, si prenderà cura di lui.
Nel Cuore del Bosco prende vita il nuovo lavoro della “Fabbrica dei Sogni” che, proseguendo il proprio percorso teatrale di ricerca, indaga il rapporto fra uomo e natura da un insolito e lontano punto di vista: quello degli animali e delle creature magiche.
Nasce così uno spettacolo gioioso, dalle atmosfere coinvolgenti, dove misteriose teorie si uniscono a “momenti di ordinaria, magica, vita quotidiana” nel Cuore del Bosco, dove i Fratelli Alberi, amici discreti, ci donano l’aria che respiriamo, rinnovando giorno per giorno, in silenzio, l’essenza stessa della nostra vita.
“Grigia è ogni teoria, il solo che resterà verde per sempre è l’albero della vita” (J.W.Goethe)
“Voce di Bosco” ha partecipato alla 15^ edizione del Festival Internazionale di Teatro per Ragazzi
“I Teatri del Mondo” a Porto Sant’Elpidio (Ap), in prima nazionale il 17 Luglio 2004,
come nuova produzione della Compagnia vincitrice del precedente “Premio Otello Sarzi”
LA VEVA STOVIA DEL PVINCIPE VANOCCHIO (2005)
Liberamente tratto dall’omonimo libro di Kaye Umansky, lo spettacolo unisce semplicità scenica a ritmi strettissimi che ne sottolineano l’incedere comico.
Le proiezioni sono un indispensabile commento al lavoro degli attori.
Vicino al concetto di “lettura animata” può essere rappresentato anche in luoghi non teatrali e non attrezzati.
E’ uno spettacolo adatto a bambini di ogni età per la sua immediatezza, ma risulta estremamente divertente anche per gli adulti, che possono cogliere il sarcasmo ed il cinismo che sottendono tutta la narrazione.
WILIGELMO, L’ANGELO E IL DRAGO (2007)
Lo scultore Wiligelmo ci è noto per il segno innovativo e la notevole plasticità presenti nella sua opera; di essa sono giunti fino a noi, nel territorio modenese, esempi bellissimi, prima fra tutti la Cattedrale di Modena.
Della vita di Wiligelmo non sappiamo quasi nulla.
“Wiligelmo, l’Angelo e il Drago” è uno spettacolo di narrazione, nel quale la “vita che Wiligelmo avrebbe potuto vivere” viene immaginata attraverso gli eventi storici del periodo attorno all’anno mille nel quale lo scultore è vissuto.
Sospeso fra fantasia e realtà, il racconto pone a confronto la sensibilità artistica del grande scultore e il rude universo medioevale nel quale la vicenda ha luogo.
La narrazione dell’attore, che spesso diviene autentica azione scenica, si allontana infatti dall’aspetto tecnico-artistico dell’opera di Wiligelmo per immaginare un suo universo interiore dotato di grande sensibilità: ecco allora dipanarsi un racconto in cui le gesta storiche di artisti, uomini d’arme e personaggi unici nella nostra storia, da Matilde di Canossa a Papa Gregorio VII, si fondono con le credenze a volte ingenue tramandate dalla tradizione popolare.
Nasce così uno scenario che va dall’Appennino Modenese-Reggiano, passando per antichi borghi, da Nonantola a Finale Emilia, fino a quella “bassa” pianura padana che, non ancora bonificata, acquista un’aura di misteriosa e selvaggia palude, ospitante dimenticate città perdute ed esemplari di creature fantastiche, immortalate da Wiligelmo nelle metope del Duomo di Modena.
Il commento musicale originale, eseguito dal vivo, dona a tutto lo spettacolo il sentore di un viaggio a ritroso nel tempo, sul confine labile che divide storia e leggenda, realtà e fantasia.
Un viaggio appassionante e leggero che non mancherà di affascinare spettatori di ogni dove e di tutte le età.
L’ENFANT ET LA LUNE (2009)
La Luna.
Cercata, inseguita, attesa.
Speranza effimera, eppure vissuta con assoluta convinzione, nata da un ricordo d’infanzia.
Una ricerca lunga tutta una vita, che diviene metafora della vita stessa, si trasforma nel nuovo spettacolo che
“La Fabbrica dei Sogni” propone festeggiando i dieci anni di attività.
Proseguendo una personale ricerca verso l’universalità della comunicazione teatrale, “L’Enfant et la Lune” si propone come una “fiaba zingara”, rivolta a grandi e piccini.
Una fiaba che si distingue per la varietà di linguaggi utilizzati, finendo per porre in secondo piano la comunicazione verbale, e per la costante ricerca dello scambio emozionale fra palcoscenico e pubblico.
Scambio che coinvolge ogni spettatore, invitandolo ad unirsi all’Enfant nell’ambiziosa ricerca della propria personale “Luna”.
Lo spettacolo rientra in un Progetto teatrale più esteso che, favorendo l’approfondimento della ricerca drammaturgica, si è sviluppato attraverso esperienze di laboratorio rivolte ad utenze molto diverse fra loro, da gruppi di adolescenti a comunità di adulti diversamente abili, che hanno lavorato in modo diverso sulla tematica costante del “cercare la Luna”.